Bennato: «Dobbiamo salvare il salvabile»
23 aprile 2013 — pagina 58 sezione: Cultura – Spettacolo
Prestigioso invito romano per il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa, che domani alle 17 sarà ospite della Società Dante Alighieri, nella sua sede nazionale di Palazzo Firenze, a Roma, per una riflessione sulla poesia friulana del cantore di Casarsa. L’incontro, dal titolo “Il friulano attraverso la poesia di Pier Paolo Pasolini”, costituisce il sesto appuntamento del ciclo di conferenze ideate e coordinate dal giornalista Matteo Lo Presti e dedicate dall’autorevole sodalizio fin dal mese di marzo all’indagine sui dialetti e sulle lingue minoritarie, in una ricognizione delle variegate esperienze in versi negli idiomi regionali, dal romanesco di Giuseppe Gioachino Belli al milanese di Franco Loi o al genovese di Edoardo Firpo. Immancabile dunque il punto di arrivo all’espressione poetica del Pasolini casarsese, in un friulano marginale da lui tradotto in parola scritta dalla pura dimensione orale e sentito come lingua originaria, incontaminata e perciò, in ottica simbolista, naturalmente poetica ed evocativa. di Francesco Cardella wTRIESTE Seconda stella a Muggia, questo è il cammino per la serata di venerdì 26 aprile, data che segna il ritorno in provincia di Edoardo Bennato, il rocker partenopeo atteso al concerto in programma sul palco allestito nell’area dell’ex Cantiere Alto Adriatico sulla Riviera muggesana (20.30, ingresso con biglietto a costo popolare), tappa musicale incastonata nel cartellone della “Mujalonga sul Mar”, che apre i battenti il 25 aprile, provando a coniugare i temi dello sport con quelli intrisi di arte e sociale. Già, il sociale. Uno spunto caro e frequente tra gli spartiti dello stesso Edoardo Bennato, cantautore che non ha mai risparmiato stoccate rock all’indirizzo di società, coscienze e costume: «Siamo caduti in basso, questo è certo – afferma il cantautore napoletano – mi sembra che nella società del momento non ci sia oramai molto da scavare». È il momento di approdare a una “Isola che non c’è” o piuttosto di “Salvare il salvabile”? «Propendo per la seconda ipotesi. Meglio cercare ora di “ salvare il salvabile” di quanto ci circonda e condiziona la nostra vita. E poi sì, cercare la fatidica isola ma partendo da dimensione fondamentali che ora la società non offre». Ad esempio? «L’unità, sicuramente. Manca la coesione, la gente non è più unita e così facendo si soffre anche ad affrontare nel modo giusto i problemi che ci assillano. Maggiore unità dunque tra gli uomini, partendo da questo sentimento credo si possa lavorare meglio per il bene di tutti». La crisi del momento offre comunque delle ispirazioni in chiave compositiva? «Il materiale è tanto ma in effetti trovo ben poco che possa veramente ispirarmi. Mi guardo attorno e cerco magari di filtare il pensiero dei giovani, di valutare cosa e quanto pensano veramente, le loro soluzioni alternative al ritmo della vita del momento». Più ombre o luci? «Vede, per natura sono ottimista, ho cercato credo di farlo trapelare nelle mie canzoni sin dall’inizio della carriera. Voglio esserlo anche adesso, non voglio certo tradire la mia natura». A proposito di canzoni. Cosa dobbiamo attenderci? «Suoneremo di tutto, dal vecchio al nuovo. Avrò con me una band oramai rodata, con cui lavoro dal vivo oramai in maniera stabile e secondo abitudine spaziamo nel repertorio storico». Qualche chicca all’insegna della novità? «Quelle, non preoccupatevi, non mancano mai». È una novità invece l’arrivo a Muggia, dopo aver esplorato più volte i palchi nel cuore di Trieste. «È vero, e sono sempre state occasioni stupende, in quanto ricordo la bellezza di Piazza Unità, un incanto veramente anche per i concerti. Ora scoprirò Muggia ma sono tranquillo, dal momento che è vicina al mare. E poi ci sarebbe dell’altro che mi rende partecipe alle vostre terre». E sarebbe? «Come dimenticare Susanna Huckstep? La modella triestina con cui ho diviso il videoclip del brano “Ok Italia” nel 1987 per il Festivalbar. Sempre bellissima»
